Immagine di un caccia aereo pronto a decollare

Negli ultimi anni il settore della difesa europeo è passato da comparto relativamente marginale nei portafogli degli investitori a uno dei grandi temi strutturali dei mercati finanziari. La guerra in Ucraina, le tensioni geopolitiche internazionali e la necessità per l’Europa di aumentare la propria autonomia strategica hanno portato i governi europei a modificare in maniera significativa le proprie politiche di spesa. Il punto più importante, per chi guarda al settore con un orizzonte di medio-lungo periodo, è che non stiamo parlando soltanto di misure emergenziali. Unione Europea e NATO hanno definito programmi e obiettivi di investimento che si estendono per diversi anni, creando potenzialmente un contesto favorevole per le principali società europee attive nella difesa, nell’aerospazio, nella cybersecurity e nei sistemi militari avanzati.

Difesa europea: perché il settore potrebbe avere un trend strutturale di lungo periodo

La spesa europea per la difesa continua ad aumentare

Il primo elemento da osservare è molto semplice: gli Stati europei stanno spendendo molto più di pochi anni fa. Secondo i dati ufficiali pubblicati dalla European Defence Agency – EDA, nel 2025 la spesa per la difesa dei 27 Stati membri dell’Unione Europea ha raggiunto 418 miliardi di euro, con una crescita del 20% rispetto al 2024. Per il 2026 l’EDA prevede un ulteriore aumento a circa 454 miliardi di euro, equivalente al 2,4% del PIL europeo. Gli investimenti in equipaggiamenti, ricerca, sviluppo e nuove capacità militari stanno inoltre crescendo più velocemente della spesa complessiva. L’EDA stima che, mantenendo l’attuale traiettoria, la spesa possa arrivare fino a circa 547 miliardi di euro entro il 2029. È un cambiamento rilevante soprattutto se confrontato con il passato: il Defence Data Portal dell’EDA mostra come la spesa complessiva europea sia passata da circa 214 miliardi di euro nel 2021 a 418 miliardi nel 2025. Per le aziende del settore significa potenzialmente più ordini, programmi di durata pluriennale e maggiore visibilità sui ricavi futuri.

Il secondo elemento arriva direttamente dalla Commissione Europea. Con il piano ReArm Europe / Readiness 2030, l’Unione Europea punta a mobilitare fino a circa 800 miliardi di euro per rafforzare le capacità militari e l’industria europea della difesa. Anche la NATO ha rafforzato significativamente gli obiettivi di spesa: entro il 2035 i Paesi membri si sono impegnati a destinare fino al 5% del PIL a difesa e sicurezza, di cui almeno il 3,5% alla difesa in senso stretto. Un aumento strutturale degli stanziamenti che potrebbe tradursi, per le aziende europee del settore, in maggiori ordini e maggiore visibilità sui ricavi futuri

Conviene investire nel settore della difesa europea nel medio-lungo termine?

Dal punto di vista puramente tematico, il contesto appare favorevole. L’aumento della spesa non sembra infatti legato esclusivamente a una singola crisi geopolitica. Europa e NATO stanno cercando di ricostruire capacità produttive, scorte, sistemi di difesa aerea, mezzi terrestri, capacità missilistiche, infrastrutture digitali e sistemi di nuova generazione dopo decenni caratterizzati da investimenti relativamente contenuti. Inoltre, il passaggio dalla semplice spesa pubblica agli ordini industriali è già visibile nei risultati delle società del settore. Questo rende il comparto della difesa uno dei temi potenzialmente più interessanti del mercato europeo nel medio-lungo termine. Occorre però distinguere due concetti: un settore può avere prospettive favorevoli senza che ogni titolo del settore sia automaticamente conveniente a qualsiasi prezzo. Le aspettative degli investitori possono essere già incorporate nelle quotazioni. A questo si aggiungono rischi come ritardi nei programmi governativi, cancellazione di commesse, aumento dei costi produttivi, difficoltà nelle supply chain e cambiamenti nelle priorità politiche. Il quadro di fondo rimane tuttavia differente rispetto al passato: gli obiettivi di spesa dell’UE e della NATO hanno orizzonti pluriennali e questo può offrire alle principali aziende europee del settore una maggiore visibilità sui ricavi e sugli ordini futuri.

Leonardo: difesa, elettronica, elicotteri e aerospazio

Leonardo S.p.A. è uno dei principali gruppi europei dell’aerospazio e della difesa.

Le sue attività spaziano dall’elettronica per la difesa agli elicotteri, dall’aeronautica alla cybersecurity e allo spazio. Questo rende Leonardo meno concentrata su un’unica categoria di armamenti rispetto ad altre società del settore.

I numeri più recenti mostrano una forte crescita della domanda. 

Anche l’andamento del fatturato evidenzia un trend positivo. Come mostra il grafico di Forecaster.biz, i ricavi TTM di Leonardo hanno raggiunto 20,59, superando i 19,50 registrati nell’ultimo esercizio chiuso, con un incremento di circa il 5,6%. Con TTM (Trailing Twelve Months) si intendono semplicemente i risultati ottenuti negli ultimi 12 mesi disponibili: a differenza del bilancio annuale, permettono quindi di avere una fotografia più aggiornata dell’andamento dell’azienda.

Particolarmente interessante è anche il trend di crescita di medio periodo. L’indicatore Revenue Growth (5Y) mostrato nel grafico sale infatti al 45,65% sui dati TTM, rispetto al 37,98% del 2025 e al 32,46% del 2024. Il dato suggerisce quindi che, almeno sul fronte dei ricavi, la crescita di Leonardo non si è arrestata con l’ultimo bilancio, ma sta proseguendo anche nei dati più recenti.

Il segmento Defence Electronics rappresenta una delle aree più importanti del gruppo e beneficia direttamente della crescente domanda europea per radar, sistemi elettronici, difesa aerea e tecnologie militari.

Leonardo è inoltre coinvolta in programmi strategici di lungo periodo come il Global Combat Air Programme – GCAP, dedicato allo sviluppo del futuro sistema di combattimento aereo insieme a Regno Unito e Giappone.

Per l’investitore, il principale punto di forza è quindi la combinazione tra un portafoglio ordini molto elevato e l’esposizione a diversi segmenti strategici della difesa europea. Al tempo stesso, la società non è un pure player della difesa e mantiene esposizione anche ad attività aeronautiche e industriali soggette a dinamiche differenti.

Rheinmetall: uno dei principali beneficiari del riarmo europeo

Tra i tre sottostanti del certificato, Rheinmetall è probabilmente quello maggiormente esposto in maniera diretta all’aumento della spesa militare europea.

Il gruppo tedesco opera nei veicoli militari, nelle munizioni, nei sistemi d’arma, nella difesa aerea e nei sistemi digitali per le forze armate.

Ad essere rilevante è il portafoglio ordini: al 30 giugno 2026 il Rheinmetall Backlog aveva raggiunto 80,5 miliardi di euro, rispetto a circa 56 miliardi dell’anno precedente.

La società sta investendo significativamente nell’aumento della capacità produttiva, soprattutto nelle munizioni e nei sistemi di difesa aerea.

È interessante inoltre osservare come il programma europeo SAFE stia già iniziando a tradursi in ordini reali: Rheinmetall ha indicato tra le commesse del 2026 298 veicoli da combattimento Lynx destinati alla Romania finanziati tramite SAFE, oltre ad ordini di munizioni collegati allo stesso programma.

Anche sul fronte della valutazione il quadro appare interessante. Secondo i modelli di analisi fondamentale di Forecaster.biz, Rheinmetall risulta infatti sottovalutata rispetto al proprio Fair Value medio: a fronte di un prezzo di mercato di circa 1.076 euro, il valore teorico medio stimato è pari a circa 1.360 euro, con uno scostamento di circa il 25,9%. La stima deriva dalla combinazione di diversi modelli, tra cui Discounted Cash Flow, Peter Lynch, Economic Value Added ed EV/Sales. In altre parole, secondo questa analisi, le attuali quotazioni non rifletterebbero ancora pienamente il valore fondamentale della società.

Il principale elemento da monitorare è proprio la velocità della crescita. Per soddisfare una domanda così elevata Rheinmetall deve ampliare rapidamente fabbriche, inventari e capacità produttiva. Nel primo semestre 2026 il free cash flow operativo è stato negativo per oltre 1,6 miliardi di euro, anche a causa dell’aumento degli investimenti e del capitale circolante.

Thales: difesa, radar, cybersecurity e spazio

Thales presenta un profilo differente rispetto a Rheinmetall.

Il gruppo francese è fortemente presente nella difesa, ma possiede anche importanti attività nell’aerospazio, nella cybersecurity e nei sistemi digitali.

Il vero motore della crescita è la divisione Defence.

Gli ordini del settore difesa sono aumentati del 28% a 7,35 miliardi di euro, mentre i ricavi della divisione hanno raggiunto 6,32 miliardi, con una crescita organica superiore al 13%.

Il portafoglio ordini della sola divisione Defence è arrivato a circa 41,1 miliardi di euro, equivalente a circa 3,2 anni di ricavi del segmento.

Thales è particolarmente forte nei radar, nella guerra elettronica, nella difesa aerea, nei sistemi optronici, nelle comunicazioni militari e nei sistemi per velivoli e navi.

Anche dal punto di vista della solidità finanziaria, Thales mostra segnali positivi. Secondo i dati di Forecaster.biz, il titolo presenta un Piotroski F-Score pari a 8 su 9 sui dati TTM, un valore che indica una struttura finanziaria considerata solida. Il Piotroski F-Score è un indicatore che sintetizza diversi aspetti dei fondamentali aziendali, tra cui redditività, generazione di cassa, leva finanziaria ed efficienza operativa: più il punteggio è vicino a 9, migliore è generalmente la qualità finanziaria della società.

La società mostra tuttavia anche uno dei rischi tipici del settore: i grandi programmi governativi possono essere modificati o cancellati. Nel 2026 la cancellazione da parte della Germania del programma delle fregate F126 ha generato per Thales un onere eccezionale di circa 450 milioni di euro, con un impatto di circa 331 milioni sull’utile netto di gruppo.